Dialetto
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Per scaldare le budella quando fa freddo ci vuole un bel minestrone.
Su, dammi la ricetta!
Si fa così... Ascolta il testo dialettale
Metti in ammollo i fagioli la sera prima.
Poi, per cominciare, batti il lardo con un po' di cipolla, aglio, salvia, rosmarino. Metti al fuoco - ma basso però, non deve bruciare.
Adesso taglia a pezzetti le carote, il sedano, le cipolle, le rape (non quelle da foraggio, che sono per gli animali).
Poi le patate, le barbabietole, le verze, i porri, la zucca.
Metti tutto in pentola, metti anche l'acqua a coprire. Metti i fagioli e qualche foglia di alloro. Metti anche il sale che ci vuole.
Se hai anche qualche crosta di formaggio, qualche osso, qualche cotica... butta dentro, che è buono! Quel che non strozza, ingrassa.
Quando è la sua stagione, si può aggiungere anche zucchine, cicoria, pomodori, fagiolini, piselli, prezzemolo...
Adesso che il minestrone è su a bollire, lascia andare a fuoco basso un paio d'ore.
Adesso si può buttare il riso o la pasta. Ma si può anche lasciarlo così e poi intingervi il pane raffermo.
È pronto? Metti nei piatti e lascia raffreddare .
Da leccarsi i baffi... o, per educazione, da asciugarseli con il tovagliolo.
Ne hai fatto troppo? Non fa niente. Il giorno dopo è ancora più buono e si mangia più volentieri.
Dai, adesso mettilo via. Attento a non sporcare il tavolo!
Hai bisogno dello strofinaccio? Eccolo, bello pulito. Sono andata ieri a lavarlo al lavatoio e l'ho steso al sole.
Dialetto e futuro
Se non lo si parla, del dialetto si perde memoria. Quando i giovani non lo sanno più parlare, il declino è alle porte.
Una lingua locale si sviluppa e permane in un contesto di stanzialità. I viaggiatori hanno bisogno di intendere e di farsi capire al di fuori del loro territorio, di praticare lingue di maggiore diffusione. Oggi si viaggia molto, è per questo che il dialetto muore?
Anche in passato si viaggiava. In modo più definitivo di oggi: si emigrava. Ma si continuava a parlare il dialetto con i conterranei, per non dimenticare le radici e l’addestramento alla vita.
Il dialetto di solito non si scrive. Con eccezioni alla regola, però. La lingua locale di Milano, per esempio, ha testimonianze letterarie di pregio, che consentiranno di ricordarlo e tramandarlo anche quando non si parlerà più. Finché si stampano, si leggono, si recitano le poesie di Carlo Porta, per il milanese c’è memoria.
Il dialetto delle nostre valli invece non ha testimonianze scritte di rilievo e non ha regole di scrittura codificate. La pronuncia dura delle consonanti e quella stretta delle vocali differiscono sostanzialmente dal milanese.
Per dare una testimonianza scritta del nostro dialetto, con lo scopo di conservarlo, i cultori di oggi propongono di fare riferimento al lavoro del Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona, CDE, che pubblica il vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana. Il dialetto di Bellinzona è una varietà lombarda alpina occidentale, affine alla nostra.
Abbiamo interpellato un esperto per avere la nostra ricetta del minestrone scritta in dialetto secondo i canoni del CDE. Quando riusciremo ad ottenerla, la pubblicheremo subito. Al momento ci accontentiamo di nominare in dialetto le verdure elencate e di ascoltare il vocale.
27 febbraio 2026 - A interpretare la ricetta è Gianna Elvira M., che ha registrato il vocale. Molte persone hanno collaborato: Alberto, Alfonso, Battista, Dario, Gabriella, Laura, Marco, Maria Luisa, Pier Giorgio, Pinuccio e probabilmente altre ancora, interpellate da Maria Luisa al circolo