Dialetto
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"La Zuppa" - Pablo Picasso - 1903, olio su tela
Come avevamo preannunciato, entra in campo l'autorità e ci dà una versione scritta della nostra ricetta.
Non si allarmino troppo i puristi del bederese: la lingua scritta segue delle convenzioni, quella parlata ne dà interpretazione specifica.
Non si coglie forse la cadenza regionale, ascoltando lo stesso testo in lingua italiana, quando viene letto da due persone di diversa provenienza?
Anche un testo dialettale può avere varianti locali altamente specifiche, diverse perfino tra Bedero e Ganna che, a meno di tre chilometri di distanza, ha rappresentato per mille anni con la sua abbazia benedettina il centro culturale del territorio. Figurarsi tra Bedero e Varese!
QUI il vocale di Angelo
Di seguito la sua trascrizione
(vedi articolo sotto, di un mese fa)
UL MINESTRUN
Par scaldà i busecch quand l’è fregg, ghe vör un bel minestrun.
Sü, dam scià la rizzeta!
Se fa inscì: met a möi i fasö la sira prima.
Pö, par cumincià, batt ul lard insema a un pu de scigola, ai, erba savia e üsmarin. Mett al fögh – ma bass però, el dev mia brüsà!
Mò taia a tuchitt i carotul, ul seler, i scigoll, i burdun (mia i buiocch, ca inn par i besti), i patati, i briedrav, i verz, i porr, la züca.
Trà dent tutt in de pignatta, mett dent anca l’acqua a quatà, mett i fasö e ‘na quai föja de lori. Mett anca ra sà ca ghe vör. Se te ghet anca na quai crosta de furmagg, un quai oss, na quai codega… trà dent, ca l’è bun!
Quel ca strozza mia, ingrassa!
Quand l’è la so stagiun, se po' giüntagh anca züchitt, inzicoria, tumates, curnitt, erbiun, pedersin…
Adess che ur minestrun l’è sü a büi, lassa nà a fögh bass par un para d’ur. Mò se pò cös dent ul ris o la pasta. Ma se po' anca lassal inscì e pö dopu puciagh dentar ul pan poss.
L’è prunt? Met dentar in di piatt e lassa sülà. De lecass i barbis… o, par bona creanza, de sügai cul mantin.
Te n’e fai tropp? Fa naot. Ul dì dopu l’è ammò püssé bun, el se mangia püssé vulentera!
Cià, mò metel via.
Stagh atent de mia burdegà ul taul!
Te ghe bisogn dul fregun?
Tel chi, bel nett. Sun naia ier a laval a la funtana e l’ho stendü al su.
27 marzo 2026, Angelo Z.
Angelo Zilio
nato a Varese il 1 maggio 1961
Dal 2003 al 2008 per la Provincia di Varese struttura la sezione dedicata all’Identità Culturale, approfondendo gli argomenti legati alla letteratura in dialetto, al teatro e alla toponomastica.
È in questo ambito che prende contatti con il Centro di dialettologia e etnografia della Svizzera italiana (CDE) e con il centro di dialettologia e etnografia della Valtellina e Valchiavenna (IDEVV) indagando sui vari lessici che interessano i territori del lombardo occidentale riconducibili alle province di Milano, Monza e Brianza, Verbania, Varese, Como, Lecco, Sondrio, il Canton Ticino e le valli italiane del Canton Grigioni (Val Bregaglia e Val Poschiavo).
Organizza, sempre per la Provincia di Varese, con la collaborazione di Fabio Battistini e Antonio Zanoletti, il percorso “Del buon uso del dialetto”, rivolto in particolare alle numerose compagnie filodrammatiche presenti sul territorio provinciale, invitando a questi seminari autori quali Giovanni Raboni, Franco Loi, Giuseppe Pederiali e registi come Lamberto Puggelli, attori come Valentina Cortese, Leda Celani, Rosalina Neri e Anna Nogara.
Ha svolto nel biennio 2005-2006, diverse lezioni per il Liceo scientifico G.Ferraris, nell’ambito delle ore di italiano, nell’ambito di un percorso sulla letteratura lombarda in dialetto dal 1600 ai giorni nostri, con particolare riferimento ad autori come Carlo Mario Maggi, Domenico Balestrieri, Carlo Porta, Delio Tessa, Franco Loi.
Tuttora svolge serate di lettura dialettale sugli scritti di Carlo Porta.
Per scaldare le budella quando fa freddo ci vuole un bel minestrone.
Su, dammi la ricetta!
Si fa così... Ascolta il testo dialettale
Metti in ammollo i fagioli la sera prima.
Poi, per cominciare, batti il lardo con un po' di cipolla, aglio, salvia, rosmarino. Metti al fuoco - ma basso però, non deve bruciare.
Adesso taglia a pezzetti le carote, il sedano, le cipolle, le rape (non quelle da foraggio, che sono per gli animali).
Poi le patate, le barbabietole, le verze, i porri, la zucca.
Metti tutto in pentola, metti anche l'acqua a coprire. Metti i fagioli e qualche foglia di alloro. Metti anche il sale che ci vuole.
Se hai anche qualche crosta di formaggio, qualche osso, qualche cotica... butta dentro, che è buono! Quel che non strozza, ingrassa.
Quando è la sua stagione, si può aggiungere anche zucchine, cicoria, pomodori, fagiolini, piselli, prezzemolo...
Adesso che il minestrone è su a bollire, lascia andare a fuoco basso un paio d'ore.
Adesso si può buttare il riso o la pasta. Ma si può anche lasciarlo così e poi intingervi il pane raffermo.
È pronto? Metti nei piatti e lascia raffreddare .
Da leccarsi i baffi... o, per educazione, da asciugarseli con il tovagliolo.
Ne hai fatto troppo? Non fa niente. Il giorno dopo è ancora più buono e si mangia più volentieri.
Dai, adesso mettilo via. Attento a non sporcare il tavolo!
Hai bisogno dello strofinaccio? Eccolo, bello pulito. Sono andata ieri a lavarlo al lavatoio e l'ho steso al sole.
Dialetto e futuro
Se non lo si parla, del dialetto si perde memoria. Quando i giovani non lo sanno più parlare, il declino è alle porte.
Una lingua locale si sviluppa e permane in un contesto di stanzialità. I viaggiatori hanno bisogno di intendere e di farsi capire al di fuori del loro territorio, di praticare lingue di maggiore diffusione. Oggi si viaggia molto, è per questo che il dialetto muore?
Anche in passato si viaggiava. In modo più definitivo di oggi: si emigrava. Ma si continuava a parlare il dialetto con i conterranei, per non dimenticare le radici e l’addestramento alla vita.
Il dialetto di solito non si scrive. Con eccezioni alla regola, però. La lingua locale di Milano, per esempio, ha testimonianze letterarie di pregio, che consentiranno di ricordarlo e tramandarlo anche quando non si parlerà più. Finché si stampano, si leggono, si recitano le poesie di Carlo Porta, per il milanese c’è memoria.
Il dialetto delle nostre valli invece non ha testimonianze scritte di rilievo e non ha regole di scrittura codificate. La pronuncia dura delle consonanti e quella stretta delle vocali differiscono sostanzialmente dal milanese.
Per dare una testimonianza scritta del nostro dialetto, con lo scopo di conservarlo, i cultori di oggi propongono di fare riferimento al lavoro del Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona, CDE, che pubblica il vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana. Il dialetto di Bellinzona è una varietà lombarda alpina occidentale, affine alla nostra.
Abbiamo interpellato un esperto per avere la nostra ricetta del minestrone scritta in dialetto secondo i canoni del CDE. Quando riusciremo ad ottenerla, la pubblicheremo subito. Al momento ci accontentiamo di nominare in dialetto le verdure elencate e di ascoltare il vocale.
27 febbraio 2026 - A interpretare la ricetta è Gianna Elvira M., che ha registrato il vocale. Molte persone hanno collaborato: Alberto, Alfonso, Battista, Dario, Gabriella, Laura, Marco, Maria Luisa, Pier Giorgio, Pinuccio e probabilmente altre ancora, interpellate da Maria Luisa al circolo