Nel passato
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Fare memoria non significa contemplare la brace, ma alimentare la fiamma
Nella foto di copertina compare la donna che a buon diritto dovrebbe essere ricordata come la benefattrice dell’asilo. È Giacomina Ossola, ritratta con il marito Giovanni Martinoli.
Si legge sullo statuto dell’istituzione:
L’associazione Scuola Materna Zamaroni-Martinoli trae la sua origine dalla cospicua donazione della Sede dell’istituto dai sig.ri Zamaroni Giovanni e Martinoli Giovanni Massimo (...) atto in data 08.01.1925 rogato Notaio Ambrogio Reggiori di Varese.
Ma come potè Martinoli Giovanni Massimo effettuare la donazione nel 1925, se morì nel 1922? Siccome è un prozio, nelle carte di famiglia conservo l’immaginetta commemorativa.
Ed ecco la risposta. A fare la donazione, a fianco dello Zamaroni, fu la vedova dello zio Giovanni: Giacomina Ossola. Questa è la trascrizione della minuta dell’atto.
I sottoscritti Zamaroni Cav. Giovanni e Ossola Giacomina vedova Martinoli, in memoria del compianto suo Marito Martinoli Giovanni, all’intento di regolarizzare in modo legale la posizione di diritto e di fatto dell’Asilo Infantile di Bedero Valcuvia, fanno colla presente offerta di transazione al codesto Comune del fabbricato dell’Asilo stato costrutto su terreno in mappa al n. 1055 dal sottoscritto Zamaroni Cav. Giovanni col defunto Martinoli Giovanni e col concorso della somma di L. … fatta a detto scopo, offerta dall’onorevole defunto.
E tale donazione viene fatta all’esposta condizione che l’Asilo Infantile abbia ad essere eretto in Ente Morale nel termine più breve possibile ed in ogni modo non oltre un anno dall’accettazione della presente.
E l’Asilo erigendo abbia a portare il nome dei benefattori.
Ed è per questo che l’asilo si chiama Zamaroni-Martinoli.
Perché non Zamaroni-Ossola?
Lo zio Giovanni era un costruttore. Lo si riconosce nelle fotografie dell’epoca, mescolato ai lavoranti, per il vestito elegante e la posa decisa, con le mani sui fianchi.
Il suo ultimo impegno, nello stesso periodo in cui si occupò “dell’Asilo erigendo”, fu la ricostruzione di Manhoue, in Francia (Lorena) dopo la distruzione della Prima guerra mondiale.
Giacomina Ossola fu partecipe delle imprese del marito, assumendo un ruolo organizzativo e amministrativo nell’impresa. Era presente sul cantiere e costituiva un riferimento per le numerose maestranze bederesi, uomini e donne.
Nell’immagine che ritrae le lavoratrici compare anche lei, accanto a Giovanni, con il solito abito elegante, e alla sua bicicletta.
Nella decisione di destinare all’asilo una cospicua parte dei suoi averi testimoniò il suo vivo interesse per il paese e per il bene comune.
Al tempo era una donna ancora giovane, forte e volitiva. Convolò a nuove nozze ed ebbe in seguito un’altra storia e un’altra vita. La sua bella casa, nota come villa Martinoli, mutò nome in villa Valentini, dal nome del secondo marito.
Perché non villa Ossola?
Perché non l'asilo non si chiama Zamaroni-Ossola?
Perché non la casa non si chiama villa Ossola?
Ovviamente si tratta di domande retoriche.
Cent’anni dopo, col pretesto della ricorrenza dell’8 marzo, rendiamo omaggio a Giacomina, una coraggiosa donna bederese.
8 marzo 2026, Laura V.
Anno scolastico 1969-70. La pluriclasse di Bedero funziona in formazione ridotta perché i bambini di quarta e di quinta, per quest’anno e alcuni anni successivi, sono stati dirottati a Cunardo, dove vengono accompagnati e ripresi dal signor Vincenzo Belfiore, che guida un pulmino Volkswagen del Comune.
Quest’anno si sono infatti intrapresi importanti lavori di rifacimento del palazzo comunale, che verrà innalzato di un piano, per far posto a due aule scolastiche. Così si passerà da una sola pluriclasse a due. Con la formula dei due gruppi misti per età e due maestre, la pluriclasse resterà poi attiva fino all’inizio degli anni ’90.
Se cercate bene, potete trovare Bruna, Cesarino, Gian Michele, Giovanna, Livio, Massimo, Mauro, Patrizia, Teresina, Valeria e Dario - che ci ha regalato queste due emozionanti foto.
Mariella? Forse è ammalata.
Chi ancora manca all’appello? Chi lo sa, risponda!
È sempre Dario a dedicare un ricordo affettuoso alla maestra Lucia Barisciano, che ha insegnato con pazienza a lui, mancino, ad utilizzare la mano destra.
20 febbraio 2026, Dario L. ha dato foto, informazioni e ricordi
La storia di un porcellino, primo premio della lotteria alla festa di Sant’Antonio Abate
Correvano i primi anni '60 del secolo scorso, per la lotteria della festa patronale di Sant’Antonio si proponevano ancora molti premi in natura e tra questi anche animali vivi come galline, tacchini, conigli, caprette, agnelli e pecore ed un bellissimo maialino. Questi animali venivano sistemati in un rifugio provvisorio di fianco al monumento ai Caduti in piazza Vittorio Veneto, ben visibili a chiunque di lì passasse.
A metà pomeriggio della festa patronale, per motivi non ben chiari, il maialino riuscì a fuggire dal recinto e si mise a correre verso la via Cunardo. In quegli anni la strada non era asfaltata, era una strada bianca.
Un gruppo di bambini che si trovava in piazza - tra loro c'ero anch'io - iniziò a rincorrerlo, ma non era cosa facile fermarlo e, soprattutto, prenderlo. Fortuna volle che un signore adulto presente alla scena pensò bene di seguirci con la sua autovettura, una FIAT 1100.
La fuga non fu breve, come avevamo inizialmente ipotizzato. All’altezza della linea Cadorna o strada delle trincee, il maialino deviò ed iniziò a percorrerla, alternando momenti di corsa lenta a momenti più veloci. Le zampette cominciavano a ferirsi per i sassi appuntiti della strada. Ad un certo punto decise di far ritorno sul percorso verso Cunardo e corse fino all’attuale rotonda in prossimità del bar Tre valli, che allora era soltanto uno slargo senza alcuna barriera.
A quel punto il maialino era stanco e noi bambini eccitati nella rincorsa. Decidemmo di accerchiare la povera bestia, abbassandoci in modo tale che, se avesse tentato di uscire dal cerchio, qualcuno di noi avrebbe cercato di prenderlo per le orecchie.
Detto fatto. Il maialino puntò verso di me e riuscii ad afferrarlo per le orecchie e a fermarlo tra le mie gambe. Ora come avremmo fatto a riportarlo a Bedero?
Per fortuna quel signore che ci aveva seguito con la sua autovettura intervenne. Gli legammo le zampette e di peso lo posammo nel baule dell’auto riportandolo “a casa”.
Al ritorno in piazza mi aspettava una sorpresa. Mio padre aveva acquistato l’ultimo numero della lotteria e, con mio grande stupore, il maialino lo aveva vinto proprio lui!
Fu una giornata memorabile e divertentissima che ancora oggi, a distanza di tanto tempo, ricordo con gioia.
23 gennaio 2026, Alfonso L.