Itinerari
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Gli itinerari della quarta passeggiata di primavera vogliono celebrare la capacità della montagna di rimarginare le sue ferite
Il 2019 è anno di eventi estremi per la Martica: a gennaio un incendio devastante, partito dalla Motta Rossa, risale tutto il versante ovest, scollina, discende sul versante della Valganna. Non basta: in agosto una tromba d’aria abbatte una striscia di bosco larga qualche centinaia di metri e lunga parecchio di più, al margine dell’abitato di Bedero. Gli alberi sradicati, adagiati al suolo, protendono tutt’attorno i rami frondosi formando un’intrico fitto e insuperabile che ostruisce il passaggio.
Facendosi largo tra ramo e ramo, scavalcando o strisciandovi sotto, aggirando le zolle di terra giganti rovesciate di lato e aggrappate ai ceppi, si possono vedere le grandi radici mozzate esposte, drammaticamente avvinte ai sassi ai quali si ancoravano, anch’essi divelti.
Nel periodo della pandemia, le pendici bederesi della Martica erano ferite da questa devastatazione. Se si riusciva a superare la cintura di alberi abbattuti e si arrivava in cima, ci si affacciava su uno scenario apocalittico. Inoltrandosi lungo le creste, si camminava tra mozziconi di alberi neri, calpestando, ormai ridotte in cenere, quelle che in passato erano le splendide fioriture di erica.
Questo sette anni fa. Oggi le tracce di questi eventi si vedono ancora, ma la vita del bosco ha ripreso a pulsare: giovani alberi crescono negli spazi aperti dalle intemperie, il suolo bruciato è nuovamente coperto da fitta vegetazione.
Chi avrà la pazienza e la dedizione si seguire il percorso più lungo potrà ammirare le rocce rosse.
In un luogo selvaggio appena sotto la vetta, un circolo di grandi massi rossi sembra delimitare uno spazio magico. Come dita di un’enorme mano, i massi che emergono dal terreno sembrano unirsi per attrarre e diffondere energia positiva.
Tutti i partecipanti, anche quelli che sceglieranno il percorso più breve, potranno percepire la magìa e la forza della montagna, tanto nei suoi aspri percorsi rocciosi quanto nelle sue dolci e luminose radure.
Percorsi LARGE e SMALL – Avvio comune
La partenza è dalla piazza di Bedero. Seguendo la traccia del sentiero 316 del Parco Campo dei Fiori si comincia la salita alle pendici della Martica. I danni della tromba d’aria sono ancora visibili.
Gli alberi caduti sono stati tagliati e asportati, ma le ceppaie divelte costellano ancora il terreno. Negli spazi vuoti crescono i piccoli faggi.
Il sentiero sale dolcemente fino al passo Valicci, dove i due itinerari si dividono.
Percorso SMALL - 3 ore, 7 km e 200 m di dislivello
Ai Valicci si raggiunge la quota massima del percorso SMALL. La passeggiata devia verso le radure poco distanti per una breve sosta.
Il ritorno avviene lungo il sentiero 315 in direzione di Ganna. Il terreno è scosceso e a tratti roccioso, da percorrere con attenzione, buone scarpe e bastoncini. Prima di raggiungere la torbiera, un affaccio panoramico premia la fatica.
Attraverso la pista ciclopedonale si coprono gli ultimi tre chilometri e si fa ritorno a Bedero.
Percorso LARGE - 7 ore, 14 km e 500 m di dislivello.
Dal passo Valicci si continua sul sentiero 316 fino alla vetta, quota 1024. Il terreno è in buona pendenza, ma si snoda nelle faggete senza presentare difficoltà.
Il punto di interesse che si vuole raggiungere è più avanti: si continua lungo una discesa molto ripida, che raggiunge in breve tempo la cresta selvaggia culminante nella punta delle rocce rosse.
Qui l’incendio del 2019 fece terra bruciata. Gli alberi morti sono ancora lì a ricordare quanto accadde, ma tutt’attorno la vita è in fermento.
Si continua la discesa lungo un sentiero a tratti scavato dall’erosione, a tratti su rocce affioranti, scabre e fratturate: indispensabili scarponcini da trekking e gambe salde. La discesa termina alla Miniera della Valganna.
La strada del ritorno non presenta più difficoltà. Si segue la pista ciclopedonale del fondovalle, che supera la fonte di San Gemolo, costeggia il laghetto di Ganna e la torbiera, per raggiungere infine Bedero.
La montagna insegna la pazienza e la tenacia.
5 giungo 2026, Laura V.
Passeggiata di maggio della Pro Loco: la strada che sale al Poncione è fitta di fronde e gli affacci panoramici ne risultano un po’ penalizzati.
Ma una volta raggiunta la cima lo sguardo potrà spaziare lontano.
L’attrazione del percorso sono le fioriture. C’è tra i partecipanti chi, da vero esperto della fotografia in natura, non se ne lascia scappare nemmeno una.
Ecco le peonie selvatiche nel terreno sciolto e calcareo vicino alla vetta
Le peonie sono abbastanza rare da noi. Sul Monte Poncione ne osserviamo tante.
Ma ci lasciamo incantare anche dalle fioriture più comuni. La cicoria protende i suoi fiori come stelle viola.
Piccole e luminose corolle gialle bordano il sentiero.
Una cascata lussureggiante si riversa sulla strada: è la rosa canina, ricca di proprietà benefiche.
Accompagnati da queste presenze beneauguranti, si arriva in cima.
Raccontando di San Gemolo, ecco stagliarsi sotto di noi “la scena del delitto”.
E in cresta infine ci si riposa e si gode a lungo del panorama.
Sulla strada del ritorno si progetta la passeggiata di giugno, che si prospetta altrettanto meravigliosa.
Un grazie a tutti i partecipanti che hanno scattato le foto, in particolare a Cecco C. specialista di fioriture e di fotografia in natura
29 maggio 2026
Nei panni di antichi pellegrini
Si avvicina il giorno della terza passeggiata di primavera, alla conquista della vetta del Monte Poncione.
Il percorso si sviluppa attraverso i luoghi della storia e della leggenda di San Gemolo, per salire poi in vetta al punto panoramico - forse il più spettacolare del nostro territorio - da dove, ricapitolando la storia del santo e della sua comitiva di pellegrini romei, si può apprezzarne l’ambientazione.
Si vuole adattare la proposta alla disponibilità, alle esigenze, alla forma fisica di ogni partecipante, proponendola in tre diverse “taglie”: LARGE, MEDIUM, SMALL.
Ciascuno sceglierà la soluzione più opportuna e avrà cura di portarsi un pranzo al sacco, da consumersi in vetta in compagnia.
TAGLIA LARGE
partenza dalla piazza di Bedero e ritorno
È la versione per i camminatori più motivati, che dà la soddisfazione di fare tutto il percorso a piedi, come antichi pellegrini.
Il percorso completo è lungo sedici chilometri tra andata e ritorno, con 540 metri di salita complessiva. Richiede cinque ore circa di camminata tranquilla al netto delle soste.
Il primo tratto è pressochè pianeggiante e si snoda lungo Pralugan, alle pendici della Martica, sullo sterrato che raggiunge Ganna attraverso le zone paludose bonificate dai monaci benedettini otto o nove secoli fa. Nulla vieta di pensare che la comitiva di Gemolo, al seguito del vescovo d’oltralpe, abbia percorso proprio questo stesso sentiero: perché no? Quello che dicono i documenti, è che sul far della sera i nostri pellegrini si trovarono in un terreno pianeggiante adatto a montare l’accampamento, situato ai piedi del Monte Donico, presso un ruscello...
Sulle orme dei pellegrini, dopo circa 3,5 chilometri e tre quarti d’ora di cammino, si raggiunge la Badia…
TAGLIA MEDIUM
partenza dalla Badia di Ganna e ritorno
… alla Badia ci si incontra con i camminatori più impazienti, che non vogliono tanto risparmiare energie, ma tempo.
È il percorso più interessante, che concentra tutto il dislivello e offre tutti i migliori punti panoramici. In andata è tutto in salita: dalla valle alla vetta. I chilometri di percorrenza sono undici tra andata e ritorno, il dislivello è sempre quello, 540 metri. Il tempo di cammino si riduce a tre ore e mezza o poco più, sempre al netto delle soste.
Dalla Badia, si attraversa l’abitato di Ganna fino alla frazione di Campobella. Qui partirebbe una scorciatoia, un sentiero che passa nel bosco, taglia i tornanti e lungo il pendio scosceso della montagna raggiunge per via diretta il Passo del Tedesco. Ma l’ispezione condotta qualche giorno fa ha dato esito negativo: bufere recenti hanno abbattuto alberi, che ora ostruiscono il sentiero. Quindi si opta per la soluzione alternativa: si cammina sulla carrozzabile e, tornante dopo tornante, attraverso un bosco profumato dalla fioritura delle robinie, ammirando tra le fronde il luccichio del laghetto e della torbiera, si arriva fino al passo…
TAGLIA SMALL
partenza dal Passo del Tedesco
… al passo ci si incontra con i camminatori più tranquilli, che vogliono risparmiarsi buona parte del dislivello.
È il percorso di maggiore gratificazione, poiché in meno di un’ora raggiunge la vetta. Lungo circa due chilometri tra andata e ritorno, ha però dei tratti in forte pendenza su terreno accidentato, coprendo un dislivello di 220 metri. Richiede un’ora e mezza al netto delle soste. Ci vogliono buoni scarponcini. Possono essere utili anche i bastoncini da trekking, specie per la discesa.
Dal passo si entra nel bosco e seguendo un sentiero che si fa via via più impervio e rampante, tra le scabre e fratturate rocce dolomitiche si raggiunge la vetta. Il panorama è stupendo, a trecentosessanta gradi.
L’arrivo in cima è previsto poco prima di mezzogiorno. Nella mezz’ora di sosta, tutti e tre i gruppi potranno consumare assieme uno spuntino, riposarsi un po’ e riprendere le forze prima della discesa.
Per chi vorrà ascoltare, sarà narrata la storia di San Gemolo e della Badia di Ganna, con vista diretta sugli scenari.
Al momento buono si intraprenderà la strada del ritorno, salutando via via ogni gruppo alla sua meta.
Per il gruppo SMALL e MEDIUM di qui in poi sarà solo discesa.
Da Ganna a Bedero, invece, ci sarà ancora da superare un piccolo dislivello finale, a coronare l’impresa.
Il ritorno a Bedero per il gruppo LARGE è pevisto intorno alle 14.
15 maggio 2026, Laura V.
Passeggiata geologica del 26 aprile 2026
Al centro di questo incontro: l’ambiente, la natura, le curiosità, l’amore per il proprio territorio, la ricerca di particolari per capire dove viviamo e soprattutto le relazioni umane e l’amicizia.
Sì, capire com’è fatto il nostro territorio, capire cosa sono quelle rocce che occhieggiano tra gli alberi e sotto le foglie, scoprire come si sono formate, avere delle risposte e ritrovarsi accomunati in questa ricerca.
Questo è stato il collante del gruppo di persone che si sono ritrovate in Piazza Vittorio Veneto alle ore 9.00 per la passeggiata geologica domenica 26 aprile organizzata dalla proloco di Bedero Valcuvia.
Victor, Eva, Laura e Gabriele mi hanno coinvolta in questa bellissima proposta per far conoscere meglio Bedero anche da un punto di vista misterioso quanto l’origine delle rocce della zona e il perché si sono venute a trovare proprio qui.
Un bel gruppo di una ventina di persone di età varie, con la presenza di Teo, un amico a quattro zampe che ha accompagnato i suoi amici umani per tutta la passeggiata da Bedero, passando per Mondonico e per Valganna, con la chiusura del percorso di nuovo a Bedero.
Al Grottino, prima sosta, per vedere i micascisti, le rocce sedimentarie metamorfosate della Serie dei Laghi.
Metamorfismo come cambiamento, come riscaldamento, fusione e trasformazione di rocce preesistenti con ricristallizzazione in minerali diversi, il tutto 300 milioni di anni fa…
Il cambiamento della roccia, delle rocce… forse non è così chiaro, per alcuni del gruppo sono ricordi di scuola, per altri una novità e la ricerca di risposte che forse susciteranno la curiosità per cercare approfondimenti… la bellezza degli stimoli per saperne un po’ di più.
Poi riprendiamo il cammino e lungo la via Mondonico di Bedero vediamo i muretti a secco con blocchi di rocce metamorfiche e anche con blocchi di altre rocce diverse, con un’altra storia, più recente che riguarda le glaciazioni del Quaternario.
Ma già facendo la curva in direzione Mondonico, iniziamo a salire e a vedere le rocce sedimentarie carbonatiche dei calcari della formazione di Cunardo e le dolomie di San Salvatore che ci accompagnano fino a dopo il bivio del sentiero per la Madonna degli Alpini.
Rocce di mare poco profondo di un ambiente tropicale tipo isole dell’Oceano Pacifico con fossili al loro interno. Rocce del Triassico tra i 200 e i 250 milioni di anni.
Poco prima del bivio per il sentiero della Madonna degli Alpini, ci addentriamo nel bosco per circa un centinaio di metri, attraverso un comodo sentiero pianeggiante e raggiungiamo un meraviglioso masso erratico.
STUPORE! Tutti in silenzio! Vediamo l’enorme masso deposto allo scioglimento della lingua glaciale che ha percorso la Valcuvia, proveniente dalla Svizzera. Questo blocco enorme di roccia si è deposto insieme ai materiali fini, sul versante del monte Scerrè, rivolto verso la Valcuvia, tra gli 80.000 e i 10.000 anni. Ce ne sono anche altri di medie e piccole dimensioni. Alcuni sono stati utilizzati come confini tra i terreni, altri lasciati in posto, tranquilli.
Il bosco è silenzio e storia.
Quindi abbiamo attraversato l’abitato di Mondonico: case e muretti in sasso rosso dei granofiri della Valganna che ci accompagnano per tutto il percorso della discesa verso Ganna e verso la torbiera.
Le rocce parlano delle loro origini, della storia geologica della nostra zona, del loro impatto sulla vita umana con le costruzioni antiche e attuali.
Durante il cammino e il percorso che ha attraversato milioni di anni, le relazioni umane hanno dimostrato di essere il valore aggiunto. Insieme conversando, insieme camminando, insieme riflettendo, insieme ritrovandosi in amicizia con simpatia e serenità.
Il rientro a Bedero ci vede camminare sul sentiero, al limitare del bosco della Martica, che costeggia il Pralugano.
Soddisfazione, sensazione di appagamento, gioia e ringraziamenti reciproci.
Esperienza più che positiva e da ripetere. Abbiamo tante cose da condividere e da raccontarci. Bedero è anche questo: ricordi del passato familiare e non, che rivivono nel presente.
1 maggio 2026, Rossana S.
Grazie a Francesco C. per gran parte delle foto
Sono affezionata a Bedero. Ci vengo un paio di volte l’anno a trovare vecchi amici, di solito all’inizio dell’autunno e della primavera, e se salto un passaggio - come l’anno scorso - mi manca. Arrivando da Milano, la prima cosa che riconosco è l’aria: pulita, fresca… diversa, profumata di bosco e di legna dei camini.
Mi piace il paesaggio così lombardo, luminoso ma discreto. È bello quando è verdissimo, ma ancora di più quando ha tutte le sfumature del rosso e del giallo.
Venire a Bedero vuol dire fare passeggiate tranquille: amo quella che costeggia il bosco e attraversa piccoli stagni e sorgenti fino alla badia di San Gemolo, che mi commuove sempre un po’, così dolce e pacifica. Mi piace anche arrivarci dall’alto, dal borgo di Mondonico, allungato al sole, e - se non si è fatto tardi - raggiugere Ganna o Ghirla.
È bello anche salire ai Valicci e scendere a Brinzio, su questo percorso ho ricordi legati al tempo del liceo. L’ultima volta che ci sono stata un paio di anni fa, mi sembra, c’erano le tracce di una recente tempesta che mi hanno colpito, il bosco era ferito, di solito mi sorprendono il sottobosco così ordinato e i sentieri ben tracciati.
Mi piace anche il centro di Bedero, le vie strette, la leggera salita verso la chiesa e la vista della valle verso il lago.
E mi piacciono le chiacchierate intorno al camino, o al sole in giardino, le cene dai miei amici e la loro grande famiglia…
Ma la passeggiata di sabato alla ricerca di erbe selvatiche (e commestibili), è stata una novità assoluta.
Forse non ho mai osservato le erbe da vicino, o chi sa da quanto non le osservavo, dai tempi scout probabilmente, sono umili e si tende a ignorarle, ignoravo e scoprirle, così numerose nel giardino dell’asilo come nei pendii a bordo strada, è stata una sorpresa. E andare alla ricerca, individuarle e nominarle - tarassaco, selene, valeriana, ortica …. e quelle con quei meravigliosi nomi lombardi che ho già dimenticato - è stata una novità: credo proprio di non averlo mai fatto, e di certo me ne ricorderò.
Ho apprezzato la sorprendente competenza di Laura e di altri compagni di gita, la capacità di individuarle (dove io proprio non le vedevo), cogliere le differenze, identificare le specie. E è stato bello camminare assieme, persone di diverse età, confrontarsi, raccoglierle… e l’aperitivo alle erbe (davvero un bel modo di chiudere la gita).
Lo so che sto facendo la figura della inguaribile rappresentate della specie metropolitana alla scoperta della campagna, ma mentre vi scrivo mi sono appena fatta (a Milano) una pasta al pesto di aglio ursino... buonissimo, come solo può essere qualcosa che hai coltivato o raccolto (anche) tu. È la sensazione di qualcosa di dimenticato e autentico, una dimensione che si perde in città, si cerca e raramente si trova in viaggio, mentre in fondo è a portata di mano.
Una dimensione - una visione del mondo direi - che mi sembra di ritrovare anche negli altri programmi della Pro Loco per la valorizzazione del luogo e l’attenzione alla comunità: penso all’impegno per l’asilo, alla promozione di un’alimentazione sana, alla cura dell’ambiente, agli stimoli alla creatività, all’attenzione alla memoria e alla vita quotidiana.
Complimenti e un grande grazie alla Pro Loco di Bedero Valcuvia per questo sabato mattina dedicato alle erbe selvatiche e grazie a tutti gli amici che hanno partecipato.
In attesa di replicare con altre opportunità così rare e gradite.
10 aprile 2026, Mimma G.