Search this site
Embedded Files

PROPONI UN TEMA, SCRIVI UN ARTICOLO: prolocobederovalcuvia.aps@gmail.com

PRO LOCO Bedero Valcuvia APS
  • Home
  • Eventi
  • Storie di paese
    • Nel passato
    • Nel presente
    • Storie per ragazzi
  • Questo è Bedero
    • Dialetto
    • Itinerari
    • Immagini
    • Ambiente
  • Chi siamo
  • Organi e Statuto
PRO LOCO Bedero Valcuvia APS
  • Home
  • Eventi
  • Storie di paese
    • Nel passato
    • Nel presente
    • Storie per ragazzi
  • Questo è Bedero
    • Dialetto
    • Itinerari
    • Immagini
    • Ambiente
  • Chi siamo
  • Organi e Statuto
  • More
    • Home
    • Eventi
    • Storie di paese
      • Nel passato
      • Nel presente
      • Storie per ragazzi
    • Questo è Bedero
      • Dialetto
      • Itinerari
      • Immagini
      • Ambiente
    • Chi siamo
    • Organi e Statuto

Immagini

Apri l'archivio 2023
Apri l'archivio 2024
Apri l'archivio 2025


Immagini di vita quotidiana
Memorie e glorie ciclistiche
La battaglia del San Martino

Immagini di vita quotidiana 

Anche quest'anno arriva l'8 marzo, giorno in cui noi donne ricordiamo con orgoglio le tappe della nostra emancipazione, politica, economica, sociale. Mi è venuto in mente oggi di avanzare qualche riflessione su come sia cambiata negli ultimi cento anni anche la nostra vita quotidiana, proponendo qualche flash sul raffronto tra la mia vita di oggi e quelle di mia nonna, cent’anni fa, e di mia mamma, settant’anni fa

 

 

IL RISVEGLIO

 

Oggi - Mattina di fine inverno: mi alzo come il solito presto, infilo sopra il pigiama la tuta di pile, ancora assonata scendo in cucina per la colazione. Apro la portafinestra che dà sul giardino: si preannuncia una bella giornata di sole, ma fa ancora freddo: il termostato è già scattato, i caloriferi hanno iniziato a riscaldare la casa. Metto su un caffè, inserisco una tazza di latte nel forno a microonde. Do un'occhiata al telefonino, prima di passare al tablet per la lettura del giornale...

 

Cent’anni fa - Ed ecco, col pensiero, faccio un salto all'indietro di cento anni. Marzo 1926. Mia nonna Pierina si è appena svegliata, scende dal letto nella stanza gelida. Aspetta il suo primo figlio, che nascerà tra poco, in primavera: ma è svelta, la sua figura è ancora agile. Sopra camicia e mutandoni, cuciti a mano, si infila rapida i golfini, le lunghe gonne di panno scuro, le calze di lana fatte ai ferri. Sopra indossa l'immancabile grembiule, ur scusa', sulle spalle lo scialletto rotondo all'uncinetto, ai piedi gli zoccoli di legno. Giunta in cucina, al pianterreno, si appresta ad accendere il camino, unica fonte di calore della stanza, anzi di tutta la casa. La legna è già predisposta, ma bisogna fare attenzione che il fuoco prenda bene, che non emani fumo....

 

Settant’anni fa - E adesso corro un po' avanti nel tempo, a settant'anni fa. Marzo 1956: mia madre Natalina giovane, me piccina. Anche lei si alza presto, nella camera gelida infila in fretta i suoi vestiti. La biancheria intima adesso è più moderna, mutande e maglie si comprano al mercato. Le gonne si cuciono ancora da sé, tagliate seguendo i cartamodelli, ma sono più corte, ed i maglioni ai ferri sono colorati. Entrata in cucina, il suo primo compito è riscaldarla. Grande innovazione: è stata comprata una stufa economica. Però bisogna accenderla con grande cura, altrimenti anch'essa fa fumo: prima vanno inseriti nell'apposito scomparto i legnetti della fascina, spaccata il giorno prima, poi, pian piano, i ciocchi ben tagliati. Sui cerchi concentrici di ferro che la coprono si potrà più tardi cuocere il cibo, nel contenitore a lato avere acqua calda. Il caffelatte del mattino, però, o meglio, il latte con la Miscela Leone, Natalina se lo prepara sul fornelletto a gas, con la bombola. Ecco, adesso la stanza comincia a scaldarsi, si può far alzare la bambina...

 

 

IL BUCATO

 

Oggi - Quando ho finito di leggere il giornale, mi alzo e per prima cosa decido di avviare la lavatrice. Ieri ho cambiato le lenzuola e gli asciugamani: li inserisco nel cestello, verso il detersivo, imposto il programma, schiaccio il tasto di avvio. Più tardi, penso, dovrò fare un secondo bucato, per pochi capi colorati: userò un programma rapido, a 30 gradi, basterà mezz'ora. Evviva la lavatrice, penso tra me e me, l'invenzione più importante per le donne del XX secolo!

 

Cent’anni fa - Salto col pensiero alla mia nonna Pierina, cento anni fa. Differenza abissale. Certo, aveva a disposizione, come tutte le donne del paese, l'acqua delle fontane pubbliche, bene comune, poste proprio sotto il Municipio, dove adesso c'è l'ambulatorio del medico. Lì, nelle vasche di pietra, si portavano, nelle secchie di zinco, i panni da lavare. Ma subito mi viene in mente la consistenza e la ruvidezza delle lenzuola della nonna, ancora realizzate con la tera de cà tessuta a mano. Immergerle nell'acqua, strofinarle, sbatterle, risciacquarle, strizzarle poi con forza: per quest'ultima operazione le donne dovevano aiutarsi l'una con altra, tenendone ognuna un capo, e ce ne voleva di forza! Immagino le mani di mia nonna: come alla fine fossero intirizzite, screpolate, gelide...

 

Settant’anni fa - Corro con la mente alla metà degli anni '50: non è che per mia madre le cose siano molto cambiate. Certo, le lenzuola non sono più tessute a mano. La tela adesso si compra,  è cotone pesante tessuto a macchina. E c'è il sapone da bucato fatto proprio a Bedero, nella piccola fabbrica sorta in Survia: su ogni pezzo di sapone è stampigliato il nostro campanile. Però le sequenze del bucato sono le stesse: trasportarlo alla fontana nei secchi di zinco, immergerlo in acqua, strofinarlo, risciacquarlo, strizzarlo, riportarlo a casa pesante nei secchi, stenderlo, è sempre una grande fatica. E così per i pannolini dei bambini, così per le fasce in cui ancora vengono avvolti, così per gli abiti...

 

 

LA PREPARAZIONE DEL CIBO

 

Oggi - È ormai mattina inoltrata, è ora di pensare ad organizzare il pranzo per me e per mio marito.

Cosa preparo oggi? Apro il frigo per controllare le mie provviste, cercando un'idea. Voglio qualcosa di semplice, di leggero. Verdura, di sicuro. E poi: pesce? Carne? Uova? Scegliere per me è facile, posso contare su un frigorifero e un freezer ben riforniti: è arrivato ieri il camioncino giallo dell'Esselunga con la mia spesa ordinata online, trasportata fino all'ingresso di casa...

 

Cent’anni fa - Corro col pensiero a mia nonna Pierina: il frigo non esisteva ancora, le provviste deperibili andavano consumate in fretta. Il formaggio, ad esempio, comprato settimanalmente dal furmagiat di Brinzio, si riponeva in un contenitore di legno areato, la “muschirola”, appesa nella cantineta addossata alla cucina, più fresca perchè addossata alla roccia. Le uova si raccoglievano ogni giorno dalle proprie galline, il latte si andava in stalla a mungerlo dalle proprie mucche, le verdure erano quelle dell'orto. D'inverno, poche: rape (burdun), patate, cotte sotto la brace del camino. Messo a cuocere sul fuoco del camino quasi ogni giorno, il piatto base era comunque la polenta. E, la sera, un bel minestrone.

Ogni tanto mi domando ancora come abbia fatto mia nonna Pierina, che ebbe poi cinque figli, a mettere in tavola ogni giorno mattino, mezzogiorno e sera cibo per otto persone, contando il vecchio padre che lei  accudì. E quando qualcuno dei figli, già grande, si lamentava delle sue scarse doti culinarie, ribatteva piccata: V'ho tirad sü tucc grand e gros...

 


Settant’anni fa - Nemmeno mia mamma negli anni '50 possedeva ancora un frigorifero. Le merci deperibili andavano acquistate ogni giorno, in uno dei tre negozietti di generi alimentari del paese. Si vendevano sfuse, a peso, avvolte in cartocci di diverso colore, a seconda degli alimenti: giallo per la carne, blu per lo zucchero, bianco per i formaggi e i salumi. Il pane si comprava quotidianamente dal prestinaio: belle michette dalla crosta dorata. Per il latte si andava ogni sera alla latteria, dove confluiva il latte in eccesso di chi ancora in paese possedeva qualche mucca. Versato con un mestolo in un sedelin di alluminio e  portato a casa, bisognava poi bollirlo, stando ben attenti che non traboccasse. Se avanzava, durante la stagione fredda mia mamma la sera  lo metteva fuori dalla finestra, nell'intercapedine tra i vetri e le imposte (i gelusì).

Già si avvertiva nell'aria, però, l'inizio di un'epoca più “moderna”. Avevamo comprato una radio. E poi, una sera alla settimana, avevamo incominciato ad andare al Circolo a vedere “Lascia o raddoppia”...

6 marzo 2026, Maria Teresa V.

Memorie e glorie ciclistiche

Alfredo Martini - che compare nella foto autografata, conservata gelosamente da Battista fin dal lontano 1948 - è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1941 al 1957, nel 1975 gli fu affidato l'incarico di commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo su strada, che condusse in 22 anni alla vittoria di sei campionati del mondo. 


Ho letto il bel ricordo di Natalina, relativo alla corsa ciclistica Tre valli varesine del 1948 e anch'io mi sono ricordato, soprattutto un episodio. Sono ancora un grande appassionato di ciclismo, ma già allora che avevo sette anni le corse mi entusiasmavano. Durante gli allenamenti i corridori passavano in crocetta. Lì c'era una fontanella dove a volte si fermavano per dissetarsi. Io andavo a vederli passare, anche per cercare di conoscerne qualcuno. Un corridore abbastanza importante, Alfredo Martini, mi vide così attento e partecipe che si fermò a bere, mi parlò e mi diede la sua fotografia con firma autografa che tuttora conservo. Alfredo Martini è stato poi commissario tecnico della nazionale di ciclismo.

 

Un ricordo ancora più impresso nella mia mente è lo svolgimento dei campionati del mondo di ciclismo del 1951, sia dilettanti che professionisti, che si svolgevano in circuito.

I corridori passavano da Bedero, sulla nuova strada costruita per l'occasione. La gente che era accorsa per l'evento era una moltitudine enorme, Bedero era affollato all’inverosimile, le persone dormivano perfino nei fienili!

 

Quando finì la manifestazione, i prati non avevano più l'erba, erano diventati marroni. Mio padre Luigi aveva un punto di ristoro al Puntesel per conto di Ugo Borsotti ed io ero sempre al suo fianco, molto entusiasta per l'avvenimento.

 

Mi rincresce non avere alcuna fotografia che immortali quei giorni così festosi.

16 gennaio 2026, Battista C.

La battaglia del San Martino

La foto è di questi giorni: la luna piena scende sulla vetta San Martino.


Si ripete lo stesso cielo del 14 novembre 1943: la luna era nella stessa fase e alla stessa ora dell'alba calava su quel luogo che, coll’avanzare delle ore, sarebbe diventato teatro di una feroce battaglia.

 

La Battaglia del San Martino è il nome dato a quell’episodio di guerra che vide protagonisti i partigiani contro i nazisti nel lontano novembre 1943. Morirono 42 soldati, trucidati dalle truppe tedesche con gran dispiego di forze (aerei, cannoni, lanciafiamme) e di uomini (circa 2000 nazifascisti a fronte dei 150 del fronte partigiano).


A 82 anni dall’evento, Provincia, ANPI e alcuni Comuni del territorio promuovono varie celebrazioni


 

7 novembre 2025, foto di Gabriele K., segnalazione delle iniziative di Alfonso L.

Pro Loco Bedero Valcuvia - Pzza Vittorio Veneto, 9, 21039
Bedero Valcuvia (Va) - Italia 

Newsletter

Associati

Ordina la tua maglietta

FacebookInstagram
Google Sites
Report abuse
Page details
Page updated
Google Sites
Report abuse