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Sono affezionata a Bedero. Ci vengo un paio di volte l’anno a trovare vecchi amici, di solito all’inizio dell’autunno e della primavera, e se salto un passaggio - come l’anno scorso - mi manca. Arrivando da Milano, la prima cosa che riconosco è l’aria: pulita, fresca… diversa, profumata di bosco e di legna dei camini.
Mi piace il paesaggio così lombardo, luminoso ma discreto. È bello quando è verdissimo, ma ancora di più quando ha tutte le sfumature del rosso e del giallo.
Venire a Bedero vuol dire fare passeggiate tranquille: amo quella che costeggia il bosco e attraversa piccoli stagni e sorgenti fino alla badia di San Gemolo, che mi commuove sempre un po’, così dolce e pacifica. Mi piace anche arrivarci dall’alto, dal borgo di Mondonico, allungato al sole, e - se non si è fatto tardi - raggiugere Ganna o Ghirla.
È bello anche salire ai Valicci e scendere a Brinzio, su questo percorso ho ricordi legati al tempo del liceo. L’ultima volta che ci sono stata un paio di anni fa, mi sembra, c’erano le tracce di una recente tempesta che mi hanno colpito, il bosco era ferito, di solito mi sorprendono il sottobosco così ordinato e i sentieri ben tracciati.
Mi piace anche il centro di Bedero, le vie strette, la leggera salita verso la chiesa e la vista della valle verso il lago.
E mi piacciono le chiacchierate intorno al camino, o al sole in giardino, le cene dai miei amici e la loro grande famiglia…
Ma la passeggiata di sabato alla ricerca di erbe selvatiche (e commestibili), è stata una novità assoluta.
Forse non ho mai osservato le erbe da vicino, o chi sa da quanto non le osservavo, dai tempi scout probabilmente, sono umili e si tende a ignorarle, ignoravo e scoprirle, così numerose nel giardino dell’asilo come nei pendii a bordo strada, è stata una sorpresa. E andare alla ricerca, individuarle e nominarle - tarassaco, selene, valeriana, ortica …. e quelle con quei meravigliosi nomi lombardi che ho già dimenticato - è stata una novità: credo proprio di non averlo mai fatto, e di certo me ne ricorderò.
Ho apprezzato la sorprendente competenza di Laura e di altri compagni di gita, la capacità di individuarle (dove io proprio non le vedevo), cogliere le differenze, identificare le specie. E è stato bello camminare assieme, persone di diverse età, confrontarsi, raccoglierle… e l’aperitivo alle erbe (davvero un bel modo di chiudere la gita).
Lo so che sto facendo la figura della inguaribile rappresentate della specie metropolitana alla scoperta della campagna, ma mentre vi scrivo mi sono appena fatta (a Milano) una pasta al pesto di aglio ursino... buonissimo, come solo può essere qualcosa che hai coltivato o raccolto (anche) tu. È la sensazione di qualcosa di dimenticato e autentico, una dimensione che si perde in città, si cerca e raramente si trova in viaggio, mentre in fondo è a portata di mano.
Una dimensione - una visione del mondo direi - che mi sembra di ritrovare anche negli altri programmi della Pro Loco per la valorizzazione del luogo e l’attenzione alla comunità: penso all’impegno per l’asilo, alla promozione di un’alimentazione sana, alla cura dell’ambiente, agli stimoli alla creatività, all’attenzione alla memoria e alla vita quotidiana.
Complimenti e un grande grazie alla Pro Loco di Bedero Valcuvia per questo sabato mattina dedicato alle erbe selvatiche e grazie a tutti gli amici che hanno partecipato.
In attesa di replicare con altre opportunità così rare e gradite.
10 aprile 2026, Mimma G.